Antea 2010, Rossese Bianco

Pubblicato il 20 agosto 2011

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Camminando oppure è meglio dire arrampicandosi su per il vigneto Poggio Pini di Alessandro Anfosso in mezzo alle centenarie viti di rossese si vede qualche ceppo dal tronco molto grosso che regala grappoli bianchi.

Sono le straordinarie viti pre fillossera del Rossese Bianco. Le sue origini sono misteriose e si perdono nel tempo. Alessandro racconta che queste viti erano piantate nei vigneti e funzionavano come sentinella per le piante di Rossese Rosso, in quanto erano e sono più sensibili ad alcune malattie. Le viti sono ancora del 1880 e dunque pre fillossera : i predecessori di Alessandro al momento dell’attacco della fillossera e dunque dell’innesto con radici americane avevano deciso di non intervenire sulle viti di rossese bianco lasciandolo al suo destino. Ebbene il destino l’ha portato fino ai nostri tempi regalandoci piante bellissime, contorte dal tempo e dagli agenti atmosferici con radici profondissime che “succhiano” tutti gli elementi minerali della terra.

La bottiglia è stupenda con una bella etichetta dove si raffigurano due viti che si incontrano e si abbracciano, il disegno raffigura praticamente l’unione di Alessandro e sua moglie con il territorio.

La raccolta delle uve avviene verso metà/fine ottobre per stemperare l’elevata acidità naturale del vino.

Il tappo è in silicone, niente di male anzi!!!

Il colore è un giallo paglierino carico che ci regala riflessi verdastri come a volere indicare l’appartenenza a queste terre non lontane dal mare. Il primo naso è fine, timido ma ampio, molto elegante.

Il secondo naso ci rivela aromi di limonella, cedro, mango quasi a sottolineare una buona simbiosi tra maturità dell’uva e la sempre presente acidità. Muschio, un aroma salmastro che si mischia ad aromi di piante come il basilico e la mentuccia, molto profondo ma richiede tempo.

La bocca è fresca, con questa acidità naturale che ricorda la mineralità e che stempera la forza dell’alcool. Gli aromi del naso si ritrovano anche in bocca ed il finale è molto lungo e lascia un ricordo della forza e della profondità che questi vigneti per fillossera possono dare.

Il vino è franco, verticale, vero, non si nasconde dietro a tecnologie di catina ma lascia parlare il terroir e la storia. Proprio come i vini che piacciono a me. Ah dimenticavo : le bottiglie prodotte sono solamente 640 non è un vino per tutti!

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