Ombre Veneziane

Pubblicato il 1 maggio 2012

0


Ecco un altro ottimo post di Marina Betto.

“Un’ombra de vin” è l’espressione tipica veneta per dire “ un po’ di vino”e se andiamo da quelle parti la sentirete dire spesso, intendo entro i confini geografici di tre provincie:Treviso, Venezia e in piccola parte Pordenone.Il territorio tutelato dal Consorzio Vini Venezia è una distesa pianeggiante che dai colli trevigiani arriva alla foce del fiume Piave, allargandosi ad est verso il confine orientale definito dal Tagliamento e a sud fino al mare. Qui troviamo le DOCG Lison- Classico e Malanotte, e le DOC Venezia, Lison- Pramaggiore e Piave.Nella zona si sono sempre coltivati vitigni internazionali, perché ci si è sempre rivolti all’export, ma oggi con due nuove Doc trainate dal brand Venezia ( una delle città più conosciute al mondo) si vogliono far conoscere dei vitigni nazionali autoctoni :il Raboso e il Tocai, che troviamo rispettivamente nelle DOCG Malanotte e Lison Pramaggiore. Come tutti sanno noi abbiamo perso contro l’Ungheria la possibilità di denominare il nostro vino Tocai, questa sconfitta si vuole farla diventare un’opportunità, cercando di riposizionarsi sul mercato. Ora quello che era il nostro Tocai si chiama Friulano, vino elegante per equilibrio e freschezza.

E’ difficile dire che Venezia è una terra di vino, da qui transitavano i romani per l’Illiria e la Pannonia; da questi territori Venezia riceveva, e non esportava. Plinio il Vecchio scriveva che da qui provenivano vini neri come la pece, come avviene tuttora da uve Raboso e Refosco, sebbene si producano anche vini bianchi eccelsi come nel vicino Friuli.Queste terre sono ricche di sali minerali e hanno una struttura fatta di conglomerato di calcio, che fa da ottimo drenaggio e non sabbia, attraversate dal vento che dona quei respiri di sapidità e di salmastro al vino.

Da vitigno Tocai coltivato nel territorio compreso tra Pramaggiore, Lison, San Stino di Livenza e Portogruaro fin dal ‘700, nasce un vino delicato, floreale con una particolare vena di mandorla amara nel finale è il Lison DOCG. Giallo paglierino luminoso ha un denominatore comune , cioè la sapidità e la mineralità,poi viene il fruttato di ananas e note vegetali di erbe aromatiche, quasi mai di grandissima struttura,si avverte la glicerina, simbiosi tra bevibilità e leggiadria è sempre elegante con un caratteristico finale ammandorlato, lascia una bocca pulita. Posso dire che non è un vino che insegue le mode, non è forzato. Questo Lison è anche un vino longevo, in grado di sopportare un ventennio;da abbinare ad una supreme di pollo con salsa alle mandorle, a piatti di pesce e zuppe, risotti e formaggi freschi, ma anche come aperitivo è perfetto. Il Lison DOCG è il vino simbolo di questa zona, e rimane il fiore all’occhiello della viticoltura locale. Assaggio il Lison Classico DOC 2010 di MAZZOLADA,IL Lison Classico DOCG MOLETTO più caldo e sapido rispetto al primo, poi quello di Borgo STAJNBECH Lison Classico DOCG 150, della famiglia Valent ,che subisce una criomacerazione e una pressatura soffice, affinando 5 mesi in vasche di acciaio sui propri lieviti e due mesi in bottiglia, ha un profumo floreale di glicine e acacia, gusto morbido e molto persistente. Questo vino dedicato all’Unità d’Italia ha vinto la medaglia d’oro al Concours Mondial de Bruxelles 2011.

L’altro bianco tipico del territorio è il Pinot Grigio, che rimane la tipologia di vino italiano ancora più conosciuto in tutto il mondo. Assaggio il Pinot Grigio giallo paglierino dal profumo fruttato dell’azienda TERRA MUSA,che produce in modo biologico senza alchimie. Poi quello di Borgo STAJNBECH, pinot Grigio in purezza 13% vol., giallo paglierino con riflessi ramati, profumo floreale gusto morbido e di buon corpo, si abbina bene ai primi piatti di pesce e alla carne bianca; e il Pinot Grigio di LE MAGNOLIE che mi lascia una bella nota di pera.

Passando alla DOCG Malanotte mi tuffo nel Raboso del Piave, vino da sempre ritenuto “il Vino” nella zona. Il Raboso non è facilmente comprensibile, perché il suo tratto distintivo è l’acidità, schietta, forte, che non si stempera facilmente; è forse per questo che alla fine del secolo scorso è stata reintrodotta la tecnica dell’appassimento nella produzione del Raboso del Piave, per produrre il nuovo vino “ Malanotte” del Piave, che così diventa la massima espressione del Raboso.Questo nome così particolare è dovuto ad una leggenda. Nel piccolo borgo situato a Tezze di Piave nel Trevigiano , nel XVII sec. il giovane nobile di Caldes trascorre una notte terribile, di paura, inseguito da un orso famelico, riuscendosi a salvare, diviene ancora più fiero e ribelle, determinato e forte;il luogo dell’avventura prenderà il nome di “Malanotte” così come sarà da quel momento in poi il soprannome della famiglia; nome che ben si addice al carattere grintoso e difficilmente domabile del Raboso.E’ un vino scuro come la notte appunto, fitto, impenetrabile rosso granato, al naso note di frutta matura, e marmellata, mista a speziatura, di noce moscata e foglie di tabacco, con una nota finale di cacao; è morbido e avvolgente con tannini non troppo prepotenti, ha gran corpo e spessore e sa lasciare un bel ricordo di se. E’ un vino da brividi , come il suo nome e si appresta a diventare uno dei più rappresentativi vini italiani. Si deve abbinare alle grigliate di carne e ai formaggi stagionati, e nella versione passita ad una nera torta al cacao.

Assaggio il Raboso di PALADIN, che è caldo , equilibrato , completo; quello di CECCHETTO superlativo e quello di TENUTA CAPOEST , quello dell’azienda MOLETTO vinoso e intenso lo connota il fondo acidulo e infine quello di GAMBRINUS Indomabile; ma di quest’ultimo più che il Raboso mi incuriosisce l’ Elisir Gambrinus; è un antico liquore ottenuto da vino Raboso Piave, invecchiato in botti di rovere per quattro cinque anni. Ha colore rubino con riflessi violacei, molto compatto, si avverte subito la marasca sottospirito, ma anche la vaniglia speziata. E’ dolce ma rivela immediatamente il tannino astringente che gli da nerbo, sul quale si ritrovano le note fruttate lunghe e piacevolissime. La famiglia Zanotto si tramanda da generazioni la ricetta di questo “Elixir d’Amor”, che oggi è conosciuto in tutto il mondo, presenziando sulla tavola forse più importante ,quella della Casa Bianca, alla cena di insediamento del Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama.Sono stati prodotti 999 esemplari in edizione storica numerata ,bottiglia tutta nera con l’effige del Presidente Obama, e tutte le frasi a lui attribuite , così gustandolo freddissimo ( 2°)potrete pronunciare anche voi la frase:” Yes We Can”, come auguro di pronunziare al Consorzio Vini Venezia.

 

About these ads